Videosorveglianza in azienda: senza informativa il trattamento è illecito
Obblighi, rischi e cosa devono fare le imprese per essere compliant.
In breve
In assenza di un’idonea informativa agli interessati, il trattamento è sempre illecito.
Il recente provvedimento del Garante Privacy (n. 167/2026) ribadisce che la trasparenza è un requisito essenziale, soprattutto nei luoghi aperti al pubblico e nei contesti in cui le riprese possono comportare un controllo a distanza dei lavoratori.
Perché è importante adeguare le procedure aziendali
Una gestione non conforme della videosorveglianza può generare:
- Sanzioni amministrative rilevanti
- Illiceità del trattamento dei dati raccolti
- Rischi in materia di diritto del lavoro (controllo a distanza)
- Contestazioni da parte di dipendenti e clienti
- Danni reputazionali per l’impresa
La videosorveglianza non è quindi solo uno strumento di sicurezza, ma un ambito che richiede una gestione strutturata e conforme.
Il provvedimento del Garante Privacy
Controllo a distanza dei lavoratori
Informativa: primo e secondo livello
Accesso ai dati e gestione interna
Impatti per le imprese
Ogni sistema di videosorveglianza comporta un trattamento di dati personali e, come tale, deve rispettare i principi del GDPR, tra cui quello di trasparenza.
Ciò significa che le persone devono essere informate in modo chiaro e preventivo della presenza delle telecamere e delle modalità di utilizzo dei dati raccolti.
Con il provvedimento n. 167 del 12 marzo 2026, il Garante ha evidenziato diverse criticità che rendono illecito il trattamento, tra cui:
- Mancanza di informativa agli interessati
- Assenza di autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro in caso di controllo a distanza dei lavoratori
- Mancata regolamentazione degli accessi alle immagini
Particolare rilevanza è stata attribuita alla mancanza di trasparenza, soprattutto in un contesto aperto al pubblico.
Quando le telecamere possono comportare un controllo dell’attività lavorativa, si applica anche l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori.
In questi casi è necessario:
- Un accordo sindacale oppure
- L’autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro
L’eventuale autorizzazione successiva può sanare alcuni aspetti, ma non la mancanza iniziale di informativa.
✔ Primo livello (obbligatorio e immediato)
Deve essere garantito tramite cartelli visibili e accessibili a tutti, contenenti:
- Finalità del trattamento
- Identità del titolare
- Indicazione dei diritti dell’interessato
I cartelli devono essere posizionati in modo chiaro e ad altezza visiva.
✔ Secondo livello (informativa completa)
Le informazioni aggiuntive possono essere fornite tramite:
- Sito web aziendale
- QR code
- Documentazione disponibile presso la sede (reception, uffici, ecc.)
Devono essere facilmente accessibili e consultabili.
Un ulteriore aspetto critico riguarda la gestione delle immagini:
- Accessi consentiti solo a personale autorizzato
- Utilizzo di credenziali individuali
- Tracciabilità degli accessi
Una gestione non controllata può compromettere la legittimità del trattamento.
Le aziende devono verificare:
✔ Presenza e correttezza dell’informativa
✔ Posizionamento dei cartelli
✔ Eventuale autorizzazione dell’Ispettorato
✔ Procedure di accesso e gestione delle immagini
✔ Coerenza con la normativa privacy e lavoro
Una gestione superficiale può rendere inutilizzabili i dati raccolti e generare rischi legali.
Addit supporta le imprese nella gestione completa dei sistemi di videosorveglianza, non limitandosi agli aspetti formali.
Analizziamo:
- La conformità normativa (privacy e diritto del lavoro)
- Le procedure interne di gestione dei dati
- La corretta predisposizione delle informative
- L’eventuale necessità di autorizzazioni
Affianchiamo l’azienda nell’implementazione di un sistema coerente e sostenibile, che integri sicurezza, organizzazione e compliance normativa.
Perché la videosorveglianza, se gestita correttamente, non è solo uno strumento di controllo, ma una leva di tutela per l’impresa.
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